apua, ricca di tanta storia e
cultura, vanta anche il privilegio di aver dato i natali a tanti personaggi illustri,
ultimo, solo in ordine di tempo, l'archeologo Gabriele Iannelli. Tra gli altri è doveroso
ricordare i nomi del Papa Onorio I, di Pier delle Vigne
ed, infine, di Ettore Fieramosca.
ier
delle Vigne (Capua ca. 1190 - Pisa 1249). Giurista, rimatore e uomo
politico. Studiò diritto presso lo Studio di Bologna, quindi fu per quasi 20 anni si
servizio di Federico II, occupando la carica di giudice della Magna Curia, di protonotario
e quindi, nel 1246, di "logoteta". Abile diplomatico, preparato in
varie discipline, ebbe la fiducia più piena e l'amicizia di Federico II (sull'arco di
trionfo di Capua è rappresentato su un trono minore accanto all'imperatore). Tuttavia nel
1248, mentre era a Cremona, cadde in disgrazia. Sul fatto si hanno poche notizie, anche
perché lo stesso imperatore cercò di non parlarne (solo in un suo scritto chiama Pier
delle Vigne «secondo Simone» e lo accusa di avere approfittato del suo posto per
arricchirsi, «trasformando in un serpente lo scettro della giustizia»). E' probabile che
il "logoteta", cui toccava di evadere per primo pratiche di vario
genere, si sia fatto corrompere per celare abusi o per fare favori illegali.
Formulate precise accuse di malversazione
e di abuso di potere, Pier delle Vigne fu arrestato a Cremona e, trasferito a San Miniato,
venne accecato. Nelle vicinanze di Pisa riuscì ad evitare un imminente processo col
suicidio (pare gettandosi con la testa contro il muro della cella in cui era rinchiuso).
Dante, ricordandolo con il canto XIII dell'Inferno, lo ritenne innocente. Come poeta può
considerarsi un esponente della maniera aulica della scuola siciliana; fu anche apprezzato
autore di epistole latine e di una satira contro gli ecclesiastici.
ttore Fieramosca fu cavaliere italiano nell'esercito di
Federico d'Aragona, re di Napoli, agli ordini di Fabrizio Colonna. Dopo aver combattuto al
soldo della Spagna contro i Francesi di Carlo VIII, partecipò all'assedio di Gaeta,
quindi alle campagne delle Marche e dell'Italia meridionale, sempre al servizio della
Spagna. Fu capo dei 13 campioni italiani contrapposti ad altrettanti francesi nella famosa
disfida di Barletta (13-2-1503). Morí a Valladolid nel 1515. La sua figura, già trattata
in alcune opere letterarie del Rinascimento, fu ripresa, innalzata a simbolo di
italianità, da Massimo d'Azeglio, che ne fece l'eroe della Disfida di Barletta.
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